Natale tra gli olivi
Spente le luci sfavillanti del turismo estivo, a Garda si accendono le più tranquille e romantiche luminarie di Natale, per attirare l'attenzione sulle attrattive paesaggistiche, culturali, turistiche ed enogastronomiche del lago anche in inverno.
La 7° edizione del "Natale tra gli Olivi" promossa dal Comune di Garda, Consorzio Lago di Garda e Assessorato al Turismo della Regione Veneto e Pro Loco di Garda, si svolge dal 24 novembre al 7 gennaio: oltre quaranta giorni ricchi di iniziative e proposte di intrattenimento che animeranno la piccola cittadina sul lago.
Fulcro e attrazione permanente sarà anche quest'anno il colorato Mercatino di Natale, con le sue casette e chioschi-gazebo schierati sul lungolago e sulla Piazza Catullo, a ridosso del porto, sullo sfondo del Palazzo dei Capitani, di cui spiccano i tratti stilistici tipicamente veneziani, messi in risalto dalle decorazioni natalizie.
Specialità enogastronomiche in assaggio e in mostra-mercato saranno presenti nel grande salone-tenda in Piazza del Municipio. Qui si susseguiranno nei vari weekend le proposte enogastronomiche tipiche delle località italiane ed estere ospiti dell'iniziativa. Si comincerà con BEILNGRIES, la città bavarese gemella di Garda, per proseguire poi con INNSBRUCK che presenterà le specialità tirolesi. Ci saranno poi PAVULLO (MO) ,OSTIGLIA (MN) ed infine LENTAI (BL). In tutti gli altri giorni sarà invece la Pro Loco di Garda a gestire il tendone gastronomico, presentando le specialità della tradizione gardesana.
Alla vendita di prodotti di punta della gastronomia gardesana-baldense, quali l'olio extra vergine d'oliva e i formaggi, verranno riservati dei gazebo sulla Piazza del Municipio. Sulla stessa piazza ci sarà anche quest'anno la Mostra del Libro ospitata in apposita struttura, con spazi riservati alle scuole.A partire dall'8 dicembre, sarà visibile l'ormai famoso Presepe del Borgo, allestito all'aperto con grande cura e maestria da un gruppo di volontari gardesani. Ecco che allora lo spazio verde del Parco delle Rimembranze sul lungolago si popolerà di figure a grandezza naturale, che rappresentano la Natività e la vita quotidiana del tempo in quadretti di grande suggestione.
Presso la Sala Mostre del Comune si susseguiranno mostre di arti visive, allestite dalle città ospiti dell'iniziativa.Tantissimi gli eventi in cartellone: concerti e cori natalizi, banda musicale, spettacoli di prosa e cabaret ed animazioni teatrali all'aperto. Per salutare il 2006, infine, festa con cenone, spettacolo musicale e fuochi d'artificio il 31 dicembre, mentre il falò dell'Epifania consolerà i presenti per la fine delle festività con i tipici Sanvigilini accompagnati da buon vin brulè. Tanti spunti e occasioni per vivere l'atmosfera del Natale non tra gli abeti innevati come consuetudine nordica, ma tra gli olivi del lago di Garda, come ci ricorda il titolo della manifestazione.
http://www.cittadiverona.it
Agriturismo Il Frantoio Levanto (SP)
Ci troviamo in un antico paese del XII sec, nella vallata di Levanto, chiamato Lavaggiorosso distante 3 km dal mare e dalle bellissime spiagge di Levanto. In questo paese affittiamo su prenotazione bilocali e trilocali arredati, con Tv e con bellissima vista dell'entroterra ligure.
Piccola Biblioteca e possibilità di Osservazione astronomica
Tra le attività dell'agriturismo c'è la vendita dell'olio e del vino
Agriturismo Il Frantoio
Via San Sebastiano 10
Loc. Lavaggiorosso
19015 Levanto
Tel. 0187 803628
Cell. 347 9059675
Fax 0187 802568
ilfrantoio@libero.it
http://www.agriturismoilfrantoio.it/
Oasi di Sant'Alessio.... a due passi da Milano
Parco Faunistico e Ricevimenti
Nel 1994, su invito degli amici della LIPU, decidemmo di rendere l’Oasi di Sant’Alessio visitabile. Scoprimmo presto, con qualche sorpresa, che gli animali selvaggi che popolavano il nostro ambiente tolleravano bene la presenza umana. Osammo, un passo alla volta, costruire camminamenti "segreti", che consentono ora al visitatore di penetrare nel cuore della garzaia (così si chiama, in gergo, la nidificazione coloniale degli aironi), o a pochi centimetri dal martin pescatore e dal picchio rosso, o a pochi metri dai fenicotteri, dalle cicogne, dai mignattai. Ricorremmo agli specchi dei confronti all’americana per portarci, non visti, nell’intimità della vita degli uccelli.
Restava, in cattività, la rilevante popolazione di riproduttori, necessari ai nostri programmi di reintroduzione. Cominciammo a creare voliere e altri spazi, dove la ricostruzione della natura non si limitasse, come nel cosiddetto bioparco, a uno statico diorama in cui una, sia pur meticolosa, ricostruzione ambientale fa soltanto da sfondo alla presenza degli animali. Al contrario, ricostruimmo, almeno in parte: le catene alimentari; le relazioni fra specie che in natura convivono e interagiscono; l’azione delle specie spazzine e predatrici, una lotta naturale, quindi limitata, alle cosiddette specie nocive. In altre parole, abbiamo replicato, per quanto possibile, quella situazione di apparente e temporaneo equilibrio che la semplificazione divulgativa chiama "equilibrio ecologico".
Il risultato non è stato soddisfacente solo dal punto di vista didattico, ma ha dimostrato anche che, riportati a condizioni di vita finora ignote in cattività, i nostri animali recuperano i comportamenti originali: per esempio, la pesca in rastrello delle spatole, l’allevamento di una prole che, quando viene reimmessa in natura, non presenta i limiti fisici e culturali che abitualmente ne rendono difficile la reintroduzione.
Solo come esempio: nel febbraio del 1996 liberammo cinque mignattai. A marzo essi avevano già nidificato, per di più nel centro della garzaia, cioè nel luogo che gli aironi meglio difendono dai predatori. A maggio, da due nidi, si involavano sei giovani. Soggetti totalmente selvatici che, ad autunno arrivato, puntualmente migrarono: con le tecniche di reintroduzione tradizionali, un simile risultato richiede anni di attesa e la liberazione di qualche decina di esemplari .
Col passare del tempo, scoprimmo che la ricostruzione dei processi naturali andava perfino oltre quanto avevamo programmato e sperato. Valga anche qui un esempio. Nel 1998 il professor Riccardo Stradi dell’Università di Milano, il celebre studioso della pigmentazione degli uccelli, iniziò a lavorare su un pigmento (la guaranaxantina), appena scoperto nelle piume degli ibis scarlatti selvatici, in Sudamerica. Il pigmento manca in tutti i mangimi artificiali e di conseguenza in tutte le popolazioni di ibis scarlatti esistenti in cattività… salvo da quella dell’Oasi di Sant’Alessio.
E abbiamo iniziato ad osservare fenomeni nuovi. Alleviamo le farfalle del genere Caligo in una serra popolata da alcune centinaia di specie diverse di piante tropicali. Ora, bisogna sapere che le Caligo sono, in Sudamerica il flagello principale delle coltivazioni di banani, divorati dal loro bruco. Abbiamo scoperto che vi sono piante affini al banano, in particolare alcune Strelitzie ed alcune Eliconie, che le Caligo preferiscono di gran lunga per l’allevamento delle larve. Se questa osservazione sarà, come probabile, reiterata in natura, ne nascerà una possibilità più economica e meno inquinante di lotta contro la farfalla: poche siepi di Strelitzie o Eliconie, potrebbero attirare le deposizioni di Caligo che verrebbero quindi aggredite con irrorazioni più mirate e meno abbondanti di insetticidi. Merita ricordare che gli antiparassitari impiegati nella bananicoltura, sono i principali responsabili della perdita della barriera corallina sulle coste caraibiche del Centro America.
Dalla ricostruzione ambientale controllata, potrebbe quindi nascere un nuovo ruolo per i parchi naturalistici: banco di studio e di prova, o terreno da esperimento di fenomeni naturali che in qualche caso potrebbero venire riapplicati alla natura selvaggia. Recuperando, in fondo, quel metodo sperimentale, o galileiano, che, in questo secolo, solo Konrad Lorenz ha applicato allo studio delle scienza zoologiche.
Per gli ambienti naturali, popolati da animali selvatici, spontanei o immessi da noi (cicogna, cavaliere d’Italia, mignattaio, picchio, gru europea e così via), abbiamo invertito il concetto di parco faunistico: stiamo creando un reticolo di strutture in cui è il visitatore, ingabbiato e nascosto, ad avvicinarsi e poter spiare la natura selvaggia.
Negli anni, abbiamo messo a punto un modello di giardino che unisce i paesaggi selvatici creati in America da Wolfgang Oehme e James van Sweden, alla "gabbia senza sbarre" di Tony Soper, aggiungendo a quest’ultima qualche marchingegno basato sulla conoscenza dei comportamenti animali.
Si tratta di un giardino che consente a chi ama la natura di entrare in contatto ravvicinato con alcuni dei suoi fenomeni più segreti, senza sottoporsi ad addestramenti particolari e ad estenuanti attese, e senza possedere attrezzature e conoscenze che sono prerogativa di pochi professionisti. Fra l’altro, senza infastidire popolazioni di animali selvatici.
Ma qual’era la base su cui, nel 1994 decidemmo di intervenire?
Nel 1973 avevamo creato a Sant’Alessio un allevamento di uccelli che voleva contribuire a ripopolare la nostra natura di alcune delle sue specie più belle e più rare. Miravamo a creare la conoscenza e la tecnica di allevamento per occuparci, successivamente, di vere e proprie specie in pericolo di estinzione. Abbiamo ottenuto qualche buon risultato. I falchi pellegrini, nati nell’Oasi, vengono reintrodotti a partire dal 1992; potrebbero aver dato origine alla minuscola popolazione oggi nidificante in Milano: l’esperienza americana infatti ci insegna che quasi tutti e quasi solo i falchi allevati in cattività scelgono come loro ambiente quello urbano.
Le cicogne bianche, allevate dal 1983 ma liberate fin dal 1978 (abbiamo finora liberato 68 giovani nati in cattività e 48 si sono involati dai nidi dei soggetti rinselvatichiti che vivono nel villaggio di Sant’Alessio), hanno costituito la base della piccola ma fiorente popolazione che oggi risiede nella Lombardia meridionale e nel Piemonte sud orientale.
Oltre 250 cavalieri d’Italia hanno contribuito, in qualche misura, a rinforzare la non trascurabile popolazione lombarda di questo meraviglioso limicolo. Non meno di tre stormi di oche selvatiche, nate qui, hanno negli anni lasciato l’Oasi per andarsi a riprodurre in luoghi di loro scelta. Una piccola popolazione di Mignattai, i cui progenitori sono stati allevati nell’Oasi, ci vive ora in piena libertà e nidifica ogni anno. E così vive, libero nell’Oasi, un minuscolo nucleo di Ibis eremita, uccelli quasi estinti in natura, ma non rari in cattività, che però, finora, nessun altro era stato in grado di reimmettere con qualche successo nell’ambiente. Altre specie allevate ma non ancora giunte alla fase del rilascio, se non occasionale, sono l’avocetta, la spatola, il falco lanario. Anatre insolite, come la moretta tabaccata , la pesciaiola, il codone, la marzaiola e l’alzavola, reintrodotte allo stato semibrado nell’Oasi, contribuiscono ogni anno, con piccoli numeri, al ripopolamento di queste specie. Piccole immissioni vengono sistematicamente effettuate con il prodotto dei nostri allevamenti: upupe, picchi, scoiattoli… Senza contare i soggetti che negli anni abbiamo donato alla LIPU e ad alcuni enti pubblici, per contribuire alla creazione di altri centri.
Non sono, forse, numeri impressionanti, ma è opportuno osservare che si è quasi sempre trattato di esemplari già adattati alla vita selvaggia, le cui probabilità di sopravvivenza si possono confrontare con quelle degli esemplari selvatici, mentre, nelle tecniche tradizionali di rilascio, si considera che dal 70 al 90 per cento dei soggetti liberati vada perduto. Il risultato stupefacente, ottenuto con le cicogne, ne è la prova più bella: noi stessi, basando i nostri calcoli sulla letteratura disponibile, avevamo ritenuto, nella nostra relazione alla provincia di Pavia (1983), che per ottenere buoni risultati sarebbe stato necessario liberare dieci o più volte il numero di cicogne poi effettivamente reintrodotto.
L’altro aspetto, cui avevamo lavorato fin dal 1973, era stata la ricostruzione dell’ambiente dell’Oasi. Essa era, in origine, un grande campo per l’agricoltura industriale, privo di alberi e di acque e solcato da una maleodorante fognatura a cielo aperto. Vi operammo per anni, scavammo stagni e ruscelli, piantammo boschi, creammo paludi e prati. Perdonateci un po'’ di orgoglio, ma il risultato è stato spettacolare. Migliaia di coppie di uccelli selvatici scelgono, ogni primavera, di nidificare nell’Oasi. Ancora oggi, tutti gli anni, una specie nuova, o più di una, si aggiunge alla lista; anche se forse non sarà facile provare di nuovo l’emozione di assistere alla nostra prima nidificazione coloniale di aironi, nel 1992, con 130 nidi, oggi giunta a superare i trecento (e anche cinquecento negli anni umidi). In tarda primavera, quando in meno di mezzo ettaro si possono ammirare forse duemila aironi, intenti alle loro faccende, la mente corre ai grandi spettacoli naturali delle paludi d’Africa.
Chiusura invernale. Il parco riapre il 1° marzo
Aperto dal 1 marzo al 5 novembre
tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00 salvo i lunedì non festivi
nei giorni feriali il parco chiude alle ore 17.00
Castello di Sant'Alessio
Sant'Alessio con Vialone
27016 (Pavia)
Tel: 0382-94139
fax 0382-953940
http://www.oasisantalessio.com
info@oasisantalessio.com
4 passi per digerire... a Voghera!
Alcuni spunti e idee per chi si avvicinerà non solo alle tavole della Terra Pavese ma anche alle tante bellezze culturali che essa ha da offrire.
Innanzitutto vi presentiamo i ristoranti in Oltrepo che hanno aderito a "Sapori e Stagioni":
• Locanda Montescano - Montescano Via Montescano, 61
tel. 0385.61344
fax 0385.262212
www.locandamontescano.com
info@locandamontescano.com
Coperti: 60
• Ristorante Colombi - Montù Beccaria Fraz. Loglio di Sotto, 1
tel. 0385.60049
fax 0385.241787
www.ristorantecolombi.it
info@ristorantecolombi.it
Coperti: 300
• Ristorante Gianni - Salice Terme Via delle Terme, 62
tel. 0383.91206 • 0383.944308
www.hotelmilano.saliceterme.com
hotelmilano@saliceterme.com
Coperti: 70
• Ristorante La Verde Sosta - Montecalvo Versiggia Frazione Crocetta, 2
tel. 0385.99734
www.laverdesosta.it
info@laverdesosta.it
Coperti: 50
• Ristorante Miramonti - Val di Nizza Frazione Sant'Albano, 36
tel. 0383.578015
www.miramonti.pv.it
info@miramonti.pv.it
Coperti: 60
• Ristorante Sasseo - Santa Maria della Versa Località Sasseo, 3
tel. 0385.278563
fax 0385.278563
www.sasseo.com
info@sasseo.com
Coperti: 60
• Trattoria Quaglini - Borgo Priolo Località Schizzola Alta
tel. 0383.892840
fax 0383.890800
www.trattoriaquaglini.it
contatti@trattoriaquaglini.it
Coperti: 90
Partiamo ora per una passeggiata tra le vie del capoluogo dell'Oltrepo Pavese.
Il centro storico di Voghera ha una forma stranamente esagonale. Il nostro percorso prende il via tra l'incrocio di due viali alberati, quello della circonvallazione del centro storico e la direttrice che da piazza del Duomo taglia l'antica barriera costeggiando il castello: qui sorge il Castello Visconteo, maniero trecentesco fatto costruire dai Visconti.
Proseguendo dal castello lungo la via Emilia, si entra nel cuore del centro urbano in cui a dominare è il Duomo dedicato a S. Lorenzo. Continuando il percorso "sacro" nella città, si giunge alla Chiesa di S. Maria delle Grazie. In via Mazzini risiede invece la Chiesa del Carmine e non lontano sorge S. Giuseppe. E' doveroso citare anche la Chiesa di San Giovanni.
A chiudere il percorso sacro è la Chiesa dei Santi Ilario e Giorgio, detta la "chiesa rossa" per la sua costruzione in mattoni rossi, adibita a tempio della Cavalleria Italiana.
Merita una visita la Chiesa degli Artisti nel quartiere San Vittore, una vera e propria galleria d'arte sacra moderna e contemporanea.
Tra gli edifici civili citiamo: Palazzo Nava e Palazzo Dattili, il Teatro Sociale e la Caserma di Cavalleria che ospita un Museo storico con uniformi militari, cimeli, fotografie d'epoca, calendari militari, ecc. e il Museo di Paleontologia e Scienze Naturali.
www.saporiestagioni.it
info@saporiestagioni.it





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